Firmare un contratto senza leggerlo capita molto più spesso di quanto si creda, nonostante siano noti i rischi legati ad una firma su un documento ufficiale. La fretta, l’eccesso di fiducia, una clausola che “sembrava standard”: il risultato è sempre lo stesso. Quando qualcosa va storto, la domanda è una sola: posso difendermi?

Il diritto – a differenza del sentito dire – non è cieco e ogni caso ha una possibilità di essere affrontato nello specifico. Da una parte è vero, come si suol dire, che la legge non ammette ignoranza ma è anche vero che non esiste una regola che condanna automatica per chi firma senza leggere. Come detto, una firma non va mai messa alla leggera e ha un suo peso specifico, ma esiste un principio più profondo: la volontà negoziale, ed è quello il vero terreno su cui si gioca la difesa.

Vediamo cosa prevede la legge e quando, concretamente, è possibile far valere i propri diritti.

La firma non è tutto: conta la volontà e conta come si forma

Nel nostro ordinamento la firma è considerata espressione della volontà, non una semplice formalità. Questo significa che il contratto è valido solo se chi firma comprende (o può comprendere) il contenuto essenziale dell’accordo. Il concetto sembra banale, ma le conseguenze sono enormi. Il diritto non pretende che ogni singola clausola sia letta riga per riga: pretende che ci sia un consenso libero, consapevole e non viziato.

Quando il contratto può essere contestato

Chi ha firmato senza leggere può difendersi in diversi casi, purché ricorrano condizioni precise. Le principali sono tre.

1. Le clausole erano “vessatorie” e non sono state approvate in modo specifico

Le clausole che limitano responsabilità, impongono penali o attribuiscono vantaggi eccessivi a una parte devono essere firmate due volte: firma del contratto e firma specifica ai sensi dell’art. 1341 c.c.
Se manca la seconda firma, la clausola non è valida. Questo è uno dei motivi più frequenti di annullamento parziale in sede di difesa.

2. La controparte ha taciuto informazioni rilevanti o ha generato un errore essenziale

Il nostro codice civile tutela il contraente quando la volontà è stata formata sulla base di un errore non riconoscibile o indotto. Parliamo di casi come:

  • condizioni economiche comunicate in modo ambiguo,
  • costi nascosti,
  • rinunce implicite a diritti fondamentali,
  • termini e scadenze non spiegate.

La difesa punta a dimostrare che, se l’informazione fosse stata chiara, il contratto non sarebbe stato firmato.

3. Il consenso è stato estorto con pressioni, urgenze o modalità scorrette (violenza morale)

Accade nei contratti telefonici, nei servizi attivati sul posto, nelle firme “al volo” sotto pressione psicologica.
La legge prevede la possibilità di annullare l’accordo quando la volontà è viziata da costrizione, anche implicita.

“L’hai firmato, quindi è colpa tua?”, una frase che il diritto non riconosce

È un mito duro a morire. La realtà giuridica è più articolata, fortunatamente: la responsabilità ricade su chi crea un contratto poco chiaro, sbilanciato o non trasparente, non solo su chi firma.

La parte che redige il contratto (professionista, azienda, operatore economico) ha un obbligo di correttezza e di informazione che non può essere ignorato.

È per questo che la difesa può essere efficace anche quando la firma è stata apposta senza leggere.

Quando si può chiedere l’annullamento e quando la modifica del contratto

Le strade difensive sono due:

• Annullamento totale o parziale

Quando il vizio riguarda la formazione della volontà: errore, dolo, violenza morale.

• Nullità delle clausole vessatorie

Quando mancano trasparenza e doppia firma. Il contratto rimane valido, ma le clausole sbilanciate vengono eliminate.

In entrambi i casi, la firma non è l’ultimo atto: è solo l’inizio della valutazione giuridica.

La difesa esiste, basta conoscerla

Troppo spesso chi ha firmato un contratto alla leggera si sente automaticamente dalla parte del torto. La legge, invece, è molto più equilibrata. Se il consenso non è stato informato, se il contratto non era chiaro, se le clausole erano nascoste o non spiegate, la difesa ha basi solide.

La volontà negoziale non è una parola astratta: è ciò che protegge il cittadino quando la firma non basta a raccontare come sono andate davvero le cose.

Ovviamente ci troviamo di fronte a casi che necessitano di una analisi approfondita della situazione ed è fondamentale affidarsi ad uno studio legale con esperienza in materia.

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